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Sunday
May232010

Italian folk magic amulets: Mano Figa

The mano fico, also called figa, is an Italian amulet of ancient origin. Examples have been found from the Roman era, and it was also used by the Etruscans. Mano means "hand" and fico or figa means "fig," with the idiomatic slang connotation of a woman's genitals. (An English slang equivalent might as well be "pussy hand.") It represents a hand gesture in which the thumb is thrust between the curled index and middle fingers in obvious imitation of hetorsexual intercourse.


Whether made as an apotropaic gesture or worn as an amulet, the mano fico is used for magical protection against the evil eye. In this it resembles other hand gestures and hand images that ward off evil, including the hamsa hand, the eye-in-hand, the mano cornuta (horned hand), and the interlocked thumb gesture. A regionally popular amulet, it is primarily found in Italy and in America among descendents of Italian immigrants. It also shows up on a Peruvian package amulet and in a South American charm vial, both reflecting colonial European influences.

The mano fico shown here is a modern pewter reproduction of a 19th century silver amulet, probably from the area around Naples, where such charms were extremely popular. Older Neapolitan mano fico charms were also carved of blood coral.

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Wednesday
Sep282011

L' orazione del Malocchio 

It wasn't too long ago when one did an internet search on mal'occhio there was very little in terms of video -nevermind actual text of the scongiuro. I was probably one of the first people to share my nonna's scongiuro contro mal'occhio on the internet. Soon after, people emailed me sharing theirs. Here is one of the most recent ones posted on You Tube. I've finally gotten around to posting it here. I am not the author. ~Rue
L'antica formula per scacciare il malocchio, usanza ancora in pratica in qualche paese della Sicilia:

Prima di pronunciare l'orazione del malocchio si recita la preghiera Cattolica del Credo.
Poi viene recitata la formula del malocchio:


"In nome di lu patri, di lu figghiu e di lu spiritu santu Ti parru cu prutesta occhi bruttu Ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ......... (si dice il nome della persona a cui si sta togliendo il malocchio) avi u malocchio a mari mi sinni va.

Scunciuru la 'nvidia, scunciuru lu mummuru, scunciuru lu malocchio, scunciuru li malilingue, scunciuru la jettattura, scunciuru la mavaria, io ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ....... avi u malocchio a mari mi sinni va.

Cincu foru chi ti vittunu, quattru foru chi ti ducchiaru, tri foru chi ti luvaru U Patri, u figghiu, u Spiritu Santu e la Santissima Trinità, si ....... avi u malocchio a mari mi sinni va.

Fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria."

Traduzione: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Ti parlo con disprezzo occhio brutto Ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se .....ha il malocchio che vada a finire in mare.

Scaccio l'invidia, scaccio i mormorii, scaccio il malocchio, scaccio le malelingue, scaccio la jettatura, scaccio la mavaria, io ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se .....ha il malocchio che vada a finire in mare. Cinque sono stati che ti hanno visto, quattro sono stati quelli che t hanno adocchiato, tre sono stati quelli che ti hanno scacciato. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e la Santissima Trinità, se .....ha il malocchio che vada a finire in mare.

Fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria."

Mentre si pronuncia l'ultima frase si lasciano cadere dal dito mignolo 4 gocce di olio a forma di croce, dentro un piatto riempito d'acqua. Se le gocce di olio si allargano significa che c'era il malocchio, se le gocce restano ferme non c'era nessuna jettatura. Una volta finita l'orazione, in presenza di malocchio, il piatto viene lasciato a riposare per un paio d'ore, di modo che l'olio di possa allargare del tutto nel piatto, poi il contenuto viene buttato nello scarico in modo che possa finire in mare e disperdersi.
Monday
Jun252012

La jettatura e lo jettatore

La jettatura è una specie di fascino o di influsso malefico, esercitato per lo più da un uomo a danno di chicchessia; il malocchio, invece, è un male che altri volontariamente produce o cagiona col suo occhio, invidioso del bene altrui. Lo sguardo del jettatore è ben diverso da quello di chi fa il malocchio; ma certo il povero jettatore molte volte nuoce senza volerlo, senza saperlo, per una stella maligna che lo perseguita, per una fatalità che incombe a lui; mentre poi, chi fa il malocchio nuoce sapendo e godendo di nuocere, onde l’assioma: Casa ’nvidiata, o iddu è porira o iddu è malata (casa invidiata, o povera o ammalata).

Comechessia, nella credenza volgare avviene una strana confusione dei due fascini; sicché mal si potrebbe determinare i caratteri differenziali dell’uno e dell’altro, e dove quelli finiscano e dove questi comincino. Una cosa però è certa: che il malocchio è una credenza, un domma di fede specialmente delle femminucce dell’infima classe sociale, anche mascolina, e la jettatura una credenza di quasi tutto "il dotto, il ricco, ed il patrizio vulgo", del ceto civile, degli uomini e delle donne che in esso nacquero e vivono: il che non significa già che anch’essi non si risentano delle fisime del malocchio, come le donnicciuole ed i poveri di spirito, di quelle della jettatura.

Lasciamo stare la fotografia del jettatore, dal viso magro ed olivastro, dagli occhi piccoli ed ingrottati, dal naso adunco, dal collo lungo ed arcuato: segni fisici preziosi per chi ci crede, il quale avrà con essi modo di guardarsi.

La presenza del jettatore in un luogo, il sospetto che egli apparisca, il suo nome pronunziato in una conversazione è causa di disastri pubblici e di danni privati. Se tu giuochi a carte ed egli ti si avvicina e ti parla, la fortuna ti volta le spalle; se sei in vettura e lo incontri, il tuo cavallo s’impenna, la vettura si capovolge, tu stesso ti sloghi un piede, o ti rompi la noce del collo. Se in una adunanza devi leggere o cantare, la voce ti si affiochisce, ti si spengono i lumi se di sera, ti si spalanca una finestra se di giorno, portandoti via o disordinandoti i fogli, quando pure non ti assalga un malanno. Se sei amante riamato, il jettatore basta a intiepidire il cuore della tua bella. Se un tuo affare importantissimo dipende da un amico, costui si ammala proprio il giorno che n’hai bisogno, mentre fino a ieri egli era a tua disposizione. Se hai una causa in tribunale, gli incartamenti tardano a giungere e, giunti, vi manca un documento capitale, o il tuo avvocato è impedito, o un giudice – proprio quello che avea capito la causa e ti era favorevole – è preso da una colica secca: e per via di contrattempi, avvicinandosi le ferie, vieni condannato a danni, spese ed interessi. Si vuole altro? Un negoziante, un venditore qualunque, cui il jettatore "prenda di mira", come dice il popolino, a poco a poco vede disertare la sua bottega dagli avventori; un bambino, per occulto, inesplicabile malore, viene intristendo; tutti i guai di questo povero mondo piovono sulla casa, sulla famiglia guardata dal jettatore.

Tale essendo costui, chi non ne ha terrore? E da qui una gran cura per premunirsi da possibili danni e per neutralizzare la sua "potenza di fare altrui male".

Una formola popolare passa a rassegna gli antidoti e gli amuleti contro la jettatura:

Corna curnicchia,
L’agghiu a tri spichia,
Lu gnuri ’ntra lu cocchiu
’N firettu dintra l’occhiu,
’Na cuda di firuni,
’Na zampa di liuni,
’Na ’rasta di zammara,
’N manicu di quartara,
’N curnicchiu di curaddu,
Lu ferru di ’n cavaddu,
Chiantata cu li spinguli la cucca,
E lu scunciuru sempre ’ntra la vucca. (Catania).

(Corni, cornicini, – l’aglio a tre spicchi – il cocchiere sul cocchio, – una forcina nell’occhio (di chi vuol male a me), – una coda di fiera (delfino?), – una zampa di leone, – un testo con agave, – un manico di brocca, – un cornicino di corallo, – un ferro di cavallo, – una civetta (attaccata alla porta o altrove) con gli spilli, – e lo scongiuro sempre (pronto) in bocca).

Qual’è egli questo scongiuro senza del quale tutti gli oggetti antistregatorî di questo mondo non avranno efficacia o l’avranno limitatamente? Io ne richiamo soltanto uno, perché chi ci presta fede e ne ha bisogno lo reciti a suo beneficio e salvazione:

Cornu, gran cornu, ritortu cornu,
Russa la pezza; tortu lu cornu;
Ti fazzu scornu.

Vaju e ritornu,
Cornu! cornu! cornu!

 

http://librarsi.comune.palermo.it/pitre

Sunday
May232010

La Madonna Nera. Enigma?

di Alessio Varisco

Foto: "Nostra Signora di Oropa", una delle più celebri "Madonne nere" venerate in Italia.

Oltre alla "Madonna bianca", quella del latte, abbiamo quella "Nera". La storia dell'arte è madida di testimonianze artistiche, a volte anche di elevato valore contenutistico e stilistico, che a livello iconografico presentano una Madonna "bruna", una Vergine "nera". Le domande al riguardo si accrescono, centuplicandosi in maniera esponenziale. Su questo enigma, delle cosidette "Madonne nere" molto si è scritto all'Estero, minormente in Italia. Caratteristica peculiare delle Madonne di pelle scura non é certamente il dato notorietà-importanza del culto legato alla Madonna scura, anzi non abbiamo Madonne nere "minori" di altre più note. Il culto alla "Madonna Nera" di Czestochowa è un tipico esempio, richiamatoci anche da Papa Giovanni Paolo PP II.

Ed in Italia ne esistono? E se si, i luoghi dedicati alla Vergine Scura sono distribuiti equamente sulla superficie del nostro territorio?

La risposta è affermativa per entrambi i quesiti in quanto ne esistono molte, più di quanto si potrebbe pensare, e distribuite lungo tutta la Penisola e nelle Isole, equamente fra Nord, Centro e Sud.

 

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Monday
Jun252012

Legature

Legatura in occasione del battesimo

Quando si porta un neonato a battesimo, tra le fasce di esso si nasconde un ferro calamitato di cavallo. Chi ne ha l’interesse, stando in disparte, attende che il sacerdote battezzatore pronunzii il nome del neonato (si tratta di maschio, s’intende): ed allora pronunzia il nome della persona alla quale vuol fare la legatura. Così il ferro calamitato è battezzato.

Questo ferro però "deve mangiare" e per mangiare lo si mette in mezzo alla limatura di ferro, e si avvolge portandolo addosso. Ogni qualvolta si vuol avere o vedere la persona amata, la si chiama, ed essa comparisce. (Palermo).


Sacchetto magico

Qui va notato un sacchetto dalla forma esteriore simile a quello "di li cosi santi," nel capitolo degli Ex voto; ma ben diverso nel contenuto. In questo sacchetto è chiuso un nastro giallo, composto a foggia di cavalluccio marino, uno spago con molti nodi, per legare a chi porta il sacchetto le persone alle quali essa vuol bene; varî fili di seta a colori diversi, ai quali di tratto in tratto sono raccomandati dei polizzini di carta con nomi di persone care; e insieme con questi oggetti la seguente formula scongiuratoria:

Marcu, San Marcu,

Sangu di Cristu,

Hâ’ ’ttaccari a tutti comu un Cristu

Quannu iju a l’agunia;

Tri fila di capiddi di la Vergini Maria

Attacca a tutti

Cu’ havi a fari mali a mia.

Vampa d’amuri e ciamma d’amuri

 mè patruna e ô mè patruni,

A mia e a tutta quanta la cumpagnia.

Stilla di la vera luci:

Va nn’ ’â mè patruna e nu’ ’u mè patruni

E cci jetti tri buci:

Cu’ sa chi cci abbinni

Ca ancora nun vinni?

Rusidda ti cumanna

E tu mi l’hâ’ fari:

’U mè patruni e a’ mè patruna

Pi l’oricchia l’hâ’ pigghiari,

A li me’ peri mi l’hâ purtari.

Sunday
May232010

Leggenda di Benevento

LE STREGHE


La leggenda delle streghe di Benevento risale al lontano VII secolo d.C. quando, all'epoca del duca Romualdo, i Longobardi adoravano una vipera d'oro e celebravano degli strani rituali intorno ad un albero di noce che, secondo la leggenda e, addirittura, le testimonianze di alcune streghe, era sempre verde e sorgeva in un luogo detto "ripa delle janare", lungo il fiume Sabato.

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Sunday
May232010

Life After Death

Excerpted from: "Coming Home A Guide to Dying at Home With Dignity" by Deborah Duda Your own heart is the best source of knowing about life after death. I can share with you my reality and how I arrived at it. I can tell you about recent studies and writings across the ages. All of these are just footnotes to your own knowing.

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Monday
Jun072010

L'occhio... cattivo delle ammaliatrici

Sandro Cergno

La voce del popolo, 2 dicembre 2005

In un'intervista a Francesca Cuccurin (1924 - 2003, casalinga), alla domanda sul malocchio e chi fossero le presunte ammaliatrici, l'interlocutrice risponde:

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Sunday
May232010

Madonna di Viggiano

ll patrimonio storico e artistico di Viggiano ha una sua rappresentazione gia' nello stemma comunale: vi compaiono infatti le tre torri del castello Angioino che dominava il paese e di cui restano pochi ruderi. Il Santuario di S. Maria del Monte a fianco del palazzo comunale, e' stato costruito nel 1700. Nell'elegante interno a tre navate, contraddistinto da un soffitto a cassettoni, si conservano altari marmorei in stile barocco, tele del pittore lucano Michele Lanziani e di autori di scuola napoletana. Nei mesi che vanno da Settembre a Maggio il santuario accoglie, sopra l'altare maggiore, la veneratissima statua della madonna nera . Il volto ligneo e' probabilmente opera popolare, dovuta allo scalpello di un pastore o di un semplice artigiano che prese come modello le icone bizantine, introdotte in lucania dai monaci basiliani. Durante le incursioni saracene del XII secolo questa sacra immagine venne nascosta sulla sommita' del Monte di Viggiano, e qui rinvenuta nel secolo successivo. Nel '600 l'originale volto della Madonna fu posto su una statua della Vergine con Bambino, realizzata da artisti spagnoli e paragonabile infatti all'effige della Madonna di Montserrat. Il Capitolo Vaticano decreto' il 26 Dicembre 1891 la incoronazione della venerata statua avvenuta la prima domenica di Settembre del 1892 dal delegato Monsignor Tiberio Durante Vescovo di Marsico e Potenza, e rinnovata nel centenario il 28 Aprile 1991 dal Papa Giovanni Paolo II. Paolo VI nel 1965 elevo' il Santuario a Basilica Minore Pontificia e proclamo' la madonna Patrona e Regina delle genti lucane.

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Sunday
May232010

Madonne Nere In Italia (Black Madonnas in Italy)

p>Maria SS. del Carmine - Napoli
S. Maria del Monte - Viggiano
Madonna Nera di Sovereto – Terlizzi - (Bari)
Madonna Nera di Tindari – Messina
S. Maria Assunta – Positano (Salerno)
Madonna di Monte Tranquillo – Pescasseroli (L’Aquila)
Madonna del Sacro Monte - Varese
Maria Mater Gratiae SS. Vergine di Oropa - Biella

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Sunday
May232010

Magical Principles and Practices

Dr. Mario Pazzaglini

Statement of Magical Principles

The following is a collection of statements of principles collected from a number of practitioners from the area of Romagna. These statements give us a more detailed look at the world of the old religion and its understanding of how reality and causality work and can be used. Each statement has been agreed to by a number of practitioners and can be found in other areas of Italy as well. They represent an underbase of belief that guides daily practices and living. This collection is by no means complete, but it adds some specificity to the general principles discussed above. (The first two are similar to all magic systems and alchemy.)

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Sunday
May232010

Magie, Sorcellerie & Croyances

La Magie est l'art d'agir sur les forces occultes, que ce soit pour nuire à un ennemi ou au contraire pour protéger ou guérir ceux qui sont atteints par des puissances maléfiques. Dans le premier cas, on parle généralement de magie noire ou de sorcellerie, et dans le second, on parle de magie blanche.

La Corse désigne par le terme de ochju (oeil) les forces occultes dont un individu est victime.

Le mauvais œil peut-être donné par les vivants c'est << innochju >> ou par les morts, << imbuscada >>.

Souvent conséquences de sentiments troubles tels que la jalousie ou l'envie.

S'il est atteint du mauvais oeil, il doit faire appel à celui ou celle qui possède le pouvoir de le "chasser", ou de le "briser"..."crucia l'occhju" (conjurer le mauvais œil).

Seuls le signadore et la signadora, doués de pouvoirs extraordinaires, qui guérissent l'âme ou le corps, sont capables d'exorciser le mal, par des techniques appropriées, qu'ils ont acquises par initiation.

La Tenidora, voyante, guérit à distance par incantations.

Les cérémonies de purification s'accompagnent d'une incantation que l'on apprend exclusivement la nuit de Noël.

Jean-Claude Rogliano dans son roman "Mal Concilio", décrit une scène d'exorcisme : << Quand l'huile fut chaude, la signadora en fit tomber quelques gouttes dans l'eau de l'écuelle. Avec la même main, elle ne cessait de faire des signes de croix au-dessus du récipient de terre tandis que Rosana répétait après elle toutes les prières de l'incantesimu. enfin, elle lui apprit à découvrir dans la forme des taches d'huile surnageant dans l'eau les causes du mal et les moyens de le faire disparaître .>>
La transmission se faisait autrefois en famille , et en génération alternée :de grands-parents en petits-enfants.

Si l'on dévoile les prières, "e prigantule", du rituel, ou si on les transmet hors de la date voulue, le pouvoir est perdu.

Cette date est dans toute la Corse, celle de la nuit de Noël. Dans certains endroits, on étend la période de transmission aux septs derniers jours de l'année (de Noël au jour de l'An). Les dons de la signatora ne se limitent pas à conjurer le mauvais oeil, ils soignent aussi certaines maladies auxquelles on n'attribue pas de causes magiques : piqûres d'insectes par exemple.

Le thème de la magie et de la sorcellerie est corollaire à celui de la médecine populaire, l'un et l'autre entretenant souvent des rapports étroits dans la tradition.

L'homme corse continue à vivre à la frontière du surnaturel :
C'est ainsi que le jour de l'Ascension, avant même que le soleil se lève, il s'en va cueillir une petite plante grasse porte-bonheur. Il la conservera chez lui sans racines, sans eau, sans terre et la plante continuera pourtant de fleurir. Le contraire serait considéré comme un grave signe de malheur.
Il recueillera également des œufs pondus le jour de l'ascension. Ils ne pourrissent pas et servent de talisman pour les jours d'orage ou d'incendie...
" U panu di San Roccu e di San Antone ", ce pain ne moisit jamais, on peut le garder intact jusqu'à la fin de l'existence, il protège les foyers.
 

La Sorcière :

Le personnage de la sorcière, "streie", se présente en Corse avec les traits classiques de son statut d'anti-mère : au lieu de donner du lait aux enfants, elle suce leur sang. La sorcière opère surtout dans les maisons, dans lesquelles elle s'introduit par le trou de la serrure.

Elle s'approche des berceaux et suce le sang des enfants endormis, à la manière d'une belette, dont elle prend souvent la forme.

Elle est à l'aise dans l'impair : si on frappe une belette-sorcière, il faut, pour la tuer, lui assèner un nombre pair de coups, sinon elle est sauvée.

Certains bandits, dans le maquis, ne marchaient jamais qu'en nombre pair, par crainte de rencontrer des esprits.
Pour se protèger des sorcières et des sorciers (un homme peut être strigone ou surpatore) on emploie des loquets de bois sur lesquels leurs charmes se brisent. On peut aussi leur opposer des morceaux de corail qui entrent dans la composition des amulettes et des scapulaires ; ou encore, l'unghja di a Grande Bestia (longle de la grande bête) qu'on allait chercher dans un pays lointain ; ou encore la petra quadrata (magnetite ou pierre d'aimant) qui, attachée à la jambe gauche, rend infatigable.

On peut aussi accrocher à la porte ou mettre sous son oreiller une faucille dentelée ou un peigne de métier à tisser : les sorciers qui ne savent compter que jusqu'à sept, perdent leur temps à compter les dents de la faucille ou les lamelles du peigne et quand l'aube arrive, ils sont contraints de s'enfuir sans avoir pu faire de mal.

 

Les Bergers lisent les augures :

Les bergers, en contact permanent avec la nature, étaient passés maîtres dans l'interprétation des signes. Ils immolaient un chevreau puis "lisaient" l'avenir dans son omoplate. C'est ainsi qu'un vieux berger aurait prédit, au début du premier Empire, les ravages que Morand et ses troupes firent subir à l'île en 1808.

 

Le "Mucchiu" (le tas) :

Lorsque survenait une mort violente, chaque passant jetait une pierre là où l'accident s'était produit. Et cela jusqu'à ce qu'un nouvel accident mortel vienne calmer l'âme du défunt.

 

Les Esprits du Brouillard :

On les appelle les lagramanti, sans doute parce qu'ils inspirent une terreur égale à celle que répandaient dans l'île les razzias d'Agramant, un cruel chef Sarazin. Ce sont les Esprits du Brouillard et on ne les voit jamais. Par les nuits ténébreuses et gorgées de brumes, on entend seulement leurs plaintes qui intriguent le voyageur et l'attirent vers le marécage, ou leurs hurlements qui le terrorisent et le jettent dans une fuite éperdue vers le torrent ou le précipice.

 

Les Processions de Revenants :

Âmes en peine, esprits des brouillards qui entourent et se saisissent des passants attardés par les chemins déserts : lagrimenti et mortuloni vont en compagnie (cumpania mumma, squadra d'Arozza).

Chacun des processionnaires, habillé de blanc, en pénitent, tient un cierge à la main. Malheur à qui les rencontre. Il lui faut se plaquer contre un mur pour éviter d'être complètement enveloppé par ce fleuve d'ombres psalmodiantes, et tenir dirigé contre eux un poignard ou un simple clou. Si l'un des processionnaires lui tend son cierge, il ne doit pas le prendre, car il découvrirait en rentrant chez lui qu'il s'agit du bras d'un enfant.

Pour se libérer il lui faudra annoncer trois dimanches de suite, à la messe qu'il est devenu un sorcier, et attendre à nouveau le passage de la procession des morts. alors il donnera le cierge à celui des processionnaires qui n'en a pas.

 

Les morts des torrents :

Au passage d'un gué ou d'un pont, on jette une pierre dans le torrent que l'on traverse. C'est pour apaiser les esprits des morts qui, selon une ancienne croyance, en habitent les eaux. Celles-ci représentent symboliquement le fleuve des Enfers. Les trépassés dont l'âme était noire de leur vivant y transportent leur malfaisance. Ceux-là sont à craindre du passant qui risque d'en subir les effets. Le mal qui le frappe est alors appelé l'imbuscada.

<< Lorsqu'on passe le gué d'une rivière à midi et lorsqu'à la tombée de la nuit, le trajet que l'on emprunte oblige à passer devant un cimetière ou une fontaine, on risque de tomber dans une embuscade de mauvais esprits.>>

La victime dépérie jour après jour sans que les médecins soient d'aucun secours. Leur dernier recours est ceux qui, avec des prières secrètes, ont quelque pouvoir contre les esprits maléfiques.

 

Les Bourrasques des Morts :

Les morts déclenchent également autour des maisons, de violentes bourrasques, quand ils n'y trouve pas l'eau qu'on doit toujours laisser sur le rebord de la fenêtre la nuit, et où ils viennent s'abreuver.

 

L'Asphodèle :

Certaines plantes aux vertus sacrées sont cueillies dans le maquis puis brûlées en fumigations destinées à lever les maléfices et à protéger hommes et troupeaux des envoûtements.

Pour mettre la récolte de blé à l'abri de la convoitise du diable, on plaçair une croix confectionnée à l'aide de deux tiges d'asphodèle.

 

L'aire à blé :

Sa forme cyclique, son emplacement exclusivement rural et sa vocation à rassembler les gens pour un ouvrage collectif, en font un lieu privilégié pour une symbolique de correspondances horizontales et verticales : lieu où l'on se retrouve pour un travail agraire, et par là tellurique, destiné à traiter la céréale pour pouvoir se nourrir, l'aire à blé est le champs d'action des forces ouraniennes, l'endroit où le monde intangible exerce son pouvoir.

Peut-être ce rassemblement pour lequel il a vocation fait-il de lui une sorte d'Eglise païenne, lieu d'échange entre le visible et l'invisible. La symbolique qu'il revêt oscille elle aussi entre le bien et le mal et comme la spirale, évoque un mouvement perpétuel entre la vie et la mort : outil de travail pour la vie le jour, il devient lieu de sabbat et de sacrifices la nuit par certaines lunes.

 

La Bure de la guérison :

il n'était pas rare, autrefois, de croiser de curieux petits moines dont l'âge ne semblait pas dépasser douze ou treize ans. Ces enfants n'étaient promis à aucun sacerdoce. Ils avaient simplement réchappé à une maladie grave et, selon le vœu de leurs parents, pour remercier le Ciel, pendant une certaine période, ils allaient ainsi, révêtus d'une robe de bure.

 

Pendant des siècles, les Franciscains ont façonné l'âme corse autour de la Passion, de la Croix et de la présence permanente de la mort :

Dans la tradition insulaire, les défunts tiennent une place considérable et interviennent en cas de danger.

La nuit de la Toussaint, ils étaient censés revenir en ce monde et en particulier dans la maison où ils avaient vécu. Il leur fallait absolument trouver cette demeure en l'état ou ils l'avaient laissée et la table mise.

Ce soir-là, on mettait donc leur couvert. En règle générale, on y posait un pain et de l'eau, mais, dans certaines familles, on servait le rôti dans les assiettes, tout comme si les morts allaient arriver pour partager le repas.

Le lendemain matin, la famille mangeait les plats ainsi préparés.

Cette communion avec les disparus peut prendre une grande force poétique :

Ainsi, le soir de la Toussaint, on va fleurir les tombes, mais surtout les éclairer avec des lumières rouges dont la flamme résiste aux intempéries.

Dans un village où il n'y a pas de cimetière et où chacun enterre les siens dans son propre champ, on voit toute la campagne illuminée par des centaines de petites flammes vacillantes, comme vivantes....


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D'après des textes tirés de : Corsic@ - Louis Panassié, Prisma Presse - l'Almanach du Corse - Guides Gallimard - Corse, Encyclopédies régionales


Monday
Jun252012

Malefici

Sale sulle tegole

Certe donne del volgo si vendicano del loro nemico, lanciando sui tegoli della casa di lui un piatto di sale di cucina. Come squaglia il sale così squaglierà lui. (Castiglione)

L'ovu di magarìa

Potentemente malefico è l’ovu di la magaría, uovo di gallina, nel quale è infilzato un numero indeterminato di spilli (una sessantina) e dal lato superiore, un chiodo, legatovi un nastro rosso. Esso è preparato dalle fattucchiere e si nasconde sui tetti, o in altri siti dove non possa essere scoperto dalla persona contro la quale è diretto. Tanti spilli vi sono infilzati altrettanti spasmi si possono produrre nella persona da maleficare. Per la intensità dei dolori questa intristisce fino a morire. La morte avviene – sempre secondo la credenza popolare – quando l’uovo già corrotto, rompe da tutte le parti il guscio. – Il chiodo sarebbe il vero colpo di grazia. Il nastro rosso (questo colore non manca mai quando si tratta di premunirsi da occulti malefici) vi è attaccato, perchè colei che prepara l’oggetto non resti vittima del proprio maleficio.

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